"pimpilinPAUSA"
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È il nome della farfalla in lingua euskadi, quella parlata nei paesi baschi. Quando gli amici di Pamplona ci hanno detto il suo nome io e alcune amiche ci siamo divertite, come ragazzine, ad immaginare una parola quasi "onomatopeica" che raccontasse la vita quotidiana della farfalla che…
vola
e si posa…
vola 
e si posa…
Pimpilin…
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PAUSA
... ... ... 
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Pimpilin…
PAUSA
.. ... ... 
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“La farfalla
non è un animale come gli altri
in fondo propriamente non è un animale
ma solamente l’ultima, più elevata, più festosa
e insieme vitalmente importante…
“essenza di un animale”.
E’ la forma festosa, nuziale,
insieme creativa e caduca
di quell’animale che prima
era giacente crisalide
e ancor prima che crisalide,
affamato bruco!
La farfalla non vive per cibarsi e invecchiare,
vive solamente
per amare e concepire,
e per questo è avvolta in un abito mirabile,
con ali che sono, a volte,
molto più grandi del suo corpo
ed esprimono, nel taglio come nei colori,
il mistero del suo esistere:
solo per vivere più intensamente!
E’ l’emblema dell’effimero
ma anche di ciò che dura in eterno:
l’anima”
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(Herman Hesse)
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A presto ...
TEMPO EFFIMERO O "TEMPO" ETERNO?
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Mi chiedo se mai esisterà per OGNI uomo la possibilità di trascorrere tempi di “PAUSA”, tempi di riposo oppure molti saranno sempre e solo costretti a vivere:
"tempi moderni" ???
Siamo uomini o ingranaggi ???

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Allora voglio scriverlo qui,
ricordare che esiste un…
"interiore riposo in Dio"
possiamo crederci con fiducia,
lasciarci prendere interiormente “in braccio” da Lui
quando sentiamo che le forze vengono a mancarci…
“Venite a Me voi tutti
che siete affaticati e oppressi
Ed io Vi darò ristoro”
(Mt. 11,27)
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“Io sono tranquillo e sereno
come bimbo svezzato in braccio a sua madre,
come un bimbo svezzato è l'anima mia”.
(dal salmo 130)

Piccolo aiuto per provare a “riposare in Dio”
anche se non potessimo "andare in vacanza"...
Forse non abbiamo bisogno di sforzarci molto per sopperire alle “carenze” di uno con le “qualità” dell’altro…
forse a volte…
... “BASTA GUARDARE IL CIELO” ...
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Kevin è piccolo, magro, affetto da una patologia degenerativa che lo costringe a portare i tutori alle gambe per poter camminare a malapena. In compenso ha un cervello straordinario e trascorre tutto il suo tempo a leggere libri complessi o a inventare originali congegni meccanici. Kevin, senza padre, ha una madre che lo ama moltissimo ma molto apprensiva e che, per paura che le sue condizioni fisiche possano peggiorare, a volte gli impedisce di condurre una vita “normale” come i suoi compagni.
Max invece è un ragazzo grande e grosso, che porta il 48 di scarpe, ma che pare avere un cervello “piccolo, piccolo”. A scuola è lento, fatica ad apprendere qualsiasi nozione e viene considerato perciò un “ritardato”. Ha poco coraggio e non riesce mai a reagire quando i compagni lo prendono in giro. Anche Max ha una condizione familiare difficile:la madre è morta e il padre è rinchiuso in carcere con l’accusa di aver ucciso la donna ed è considerato da tutti un uomo pericoloso e violento.
Per tutta la loro vita Kevin e Max sono stati degli esclusi.
Per la gente del posto sono “Frankenstein e Igor” e ogni occasione è buona per deriderli. I compagni di scuola, uniti nella classica banda dei “bulli”, cercano sempre di far cadere Kevin, ne sottolineano le menomazioni fisiche, lo chiamano “storpio” e lo escludono da ogni gioco. Insultano Max con frasi offensive:“maialino, maialino tu sei figlio dell’assassino” e sembrano godere della sua sottomissione passiva.
Ma quando Max e Kevin si conoscono,
le loro esistenze cambiano radicalmente.
Dopo un iniziale momento di diffidenza, l’esile “Einstein” colpisce l’attenzione e la curiosità di Max, conquista la sua fiducia e i due iniziano a frequentarsi.
Kevin aiuta molto Max nello studio e cerca di appassionarlo alla lettura, facendolo viaggiare con l’immaginazione nel mondo fantastico di Re Artù.
Max aiuta molto Kevin nella deambulazione: se lo carica sulle spalle e lo porta in giro per la città, esaudendo tutti i suoi desideri di scoperta e conoscenza.

“Tu hai bisogno di un cervello e io di un paio di gambe, insieme formiamo una persona perfetta” ripete più volte Kevin e con questa consapevolezza sempre presente, i due si avventurano alla scoperta del mondo. Senza paura si tufferanno in mille avventure: riparare ai torti subiti, uccidere i draghi e salvare le damigelle in pericolo in un regno crudele e pieno di forze oscure come la loro città…
Un’avventura più rischiosa delle altre provocherà però a Kevin dei seri problemi fisici che lo porteranno a lasciare il mondo terreno, ma non quello di Max che continuerà a vivere nel suo ricordo, rafforzato dagli insegnamenti ricevuti e capace di ritrovare immaginazione, coraggio di vivere e profonda consonanza amicale anche semplicemente alzando gli occhi al cielo…

“mamma mia! se mi viene un figlio così…”
…ma QUALE DEI DUE ???
“Tanti anni fa mio padre era un medico ebreo che esercitava la professione a Brenau, in Austria. Un giorno nacquero nella sua clinica due bebè. Uno era maschio, forte e di buona salute, che emetteva potenti vagiti. L’altra era una femmina mongoloide. I genitori erano molto tristi. Ho seguito la vita di questi due bebè per quasi 50 anni. La bambina mongoloide crebbe nella casa paterna e da adulta fu anche in grado di prendersi cura della madre colpita da un attacco cardiaco. Non ricordo il nome di quella bambina. Ricordo invece bene il nome del bambino sano perché egli divenuto adulto fece massacrare milioni di persone e morì in un bunker a Berlino, il suo nome era Adolf Hitler.” ("A genetique choice”, Jack e Barbara Willke: “Right to Life of G. Cincinnati Newsletter”, gennaio 1996, p. 3.)
Quando si parla di ammettere sempre e comunque “selezioni a priori” (prima della nascita) nel nome della cosiddetta “qualità della vita” dovremmo sapere che

…ecco allora un libro molto bello e istruttivo…
“NATI DUE VOLTE”
“Amaro e drammatico ma anche grottesco e comico, ironico e appassionato, questo romanzo racconta il rapporto di un padre con il figlio disabile. Guidando il figlio dalla nascita fino all’adolescenza, attraverso gli scogli della vita, il padre apprende dal giovane un’arte costruita giorno dopo giorno per sopravvivere alla minorazione: l’arte di vivere non per esser “normali a tutti i costi” ma solo…se stessi! Attorno ai due protagonisti si muove una piccola folla di personaggi che incarnano le diverse reazioni di fronte all’handicap: l’impreparazione e il cinismo, l’imbarazzo e la stupidità ma anche l’amore sconfinato e la solidarietà altruistica. Perché i bambini disabili “nascono due volte: devono imparare a muoversi in un mondo che la prima nascita ha reso più difficile. La seconda è affidata all’amore e alla intelligenza degli altri!”. Rinunciando a ogni tentazione patetica o autoconsolatoria, Giuseppe Pontiggia regala un romanzo innovativo, ricco di vitalità ed emozioni, capace di affrontare con radicale lucidità un tema che riguarda la condizione dell’uomo.
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“Piccolo..
spazio..
pubblicità!” 
La cooperativa sociale I Girasoli da anni sostiene e collabora con persone affette da Sindrome di Down. E' nato così il progetto che ha portato alla creazione di posti di lavoro finalizzati, non solo all'integrazione lavorativa ma anche a quella territoriale.
..e così ho concluso questa “trilogia” dedicata alle persone “portatrici” di più o meno gravi...“carenze adattive”.
Quest’ultimo post mi è venuto in mente in seguito ad una esclamazione che si può facilmente rintracciare tra i commenti del primo dei tre
e dal fatto che oggi in famiglia festeggio la nascita del terzo nipote!!! 
Yoo Ye Eun,
è una piccola bimba...
una bimba di cinque anni,
della Korea del Sud,
cieca dalla nascita...
... ... ...
Rimasta senza i genitori, non si trovava nessuno disposto ad accoglierla o adottarla. Finalmente, all'età di tre anni, una coppia decide di adottarla nonostante i problemi economici e l'infermità del padre adottivo, costretto su una sedia a rotelle. Un giorno i genitori adottivi fanno sedere la piccola avanti ad un pianoforte, lei inizia a suonare e si accorgono che è in grado di riprodurre immediatamente qualsiasi melodia le venga fatta ascoltare anche una sola volta.
La "bambina prodigio, pianista cieca" non ha mai preso neppure una lezione di piano forte!!! e adesso, all'età di cinque anni, tiene già concerti ed è divenuta famosa nel suo paese!
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Nel filmato esegue un pezzo dal titolo:
"BORN TO BE LOVED"
Non mi piace del filmato questa rosata cornice da "hollywood", non mi piace la gara che fanno vedere, non mi piace QUESTO diventare famosa solo perchè "bambina prodigio"...
...EPPURE I SUOI GENITORI ADOTTIVI AVEVANO DECISO DI ACCOGLIERLA SENZA SAPERE CHE FOSSE UNA BAMBINA PRODIGIO...
NON FACENDOSI SPAVENTARE DALLA SUA CECITA',
NON FERMANDOSI ALLA SUA "CARENZA ADATTIVA".
LE HANNO PERMESSO DI
ESPRIMERE SE STESSA,
SCOPRIRE LA SUA CAPACITA',
IL SUO TALENTO ANCORA NASCOSTO...
LA HANNO AMATA INNANZITUTTO
PER QUELLO CHE ERA:
"NATA PER ESSERE AMATA".
è così che hanno permesso
alla Vita stessa
di mostrare il prodigio
che portava come seme
nascosto agli occhi di chi vedeva solo
una..."povera bambina orfana e cieca"!
Con più Amore e fiducia
assisteremmo a molti più
PRODIGI e MIRACOLI
prima ancora di chiedere
uno "stravolgimento" delle "leggi di natura"...
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Presso l’Associazione dove lavoro c’è la sede della “SPECIAL OLYMPICS ITALIA”. Sabato 5 luglio scorso ho assistito alla Cerimonia di Apertura della XXV edizione dei Giochi Nazionali di Special Olympics…lascio alcune semplici riflessioni che mi sono venute in mente ma vorrei anche poter trasmettere le EMOZIONI che questi ragazzi regalano…
INTELLIGENZA e adattamento…
Piaget considerava L'INTELLIGENZA come
RITARDO MENTALE e adattamento…
Il Ritardo Mentale (R. M.) è una condizione clinica e sociale, proteiforme ed eterogenea. Si connota per la contemporanea presenza di un significativo DEFICIT intellettivo, di una inadeguatezza evidente in alcuni funzionamenti ed ABILITÀ ADATTIVE nonchè per un esordio prima dei 18 anni. (definizione ufficiale dell’Organizzazione Mondiale della Sanità). Nel mondo 176.000.000 di persone, approssimativamente il 3% della popolazione mondiale, ha un ritardo mentale. Di questi circa il 60% ha un lieve ritardo, il 30% un ritardo moderato ed il 10% un ritardo severo o profondo.
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COME USARE L’INTELIGENZA
DEGLI INTELIGENTI???
Perché usarla soltanto
per "elaborare in provetta" la…
”perfezione della specie”
invece di usarla per
tendere alla…
”perfezione” dell’adattamento?
L’evoluzione dell’intelligenza consisterà anche nel desiderare e inventare e CONDIVIDERE soluzioni che permettano ad un numero sempre maggiore di persone con difficoltà adattive più o meno gravi di…“adattarsi”? di non sopravvivere ma vivere? di esprimere la loro UNICITÀ esattamente attraverso le loro “carenze intellettive”?
SPECIAL OLYMPICS è un programma internazionale di allenamento sportivo e competizioni atletiche per più di un milione di ragazzi ed adulti con ritardo mentale.
Dal 1° Ottobre 2003, Special Olympics ITALIA ha raggiunto una maggiore autonomia approvando anche un nuovo STATUTO con il proposito di dare un maggior risalto a tutto il movimento ed una maggiore diffusione del suo messaggio di gioia e di speranza. Special Olympics è riconosciuto dal Comitato Olimpico Internazionale, così come il Comitato Paralimpico. Le due sono organizzazioni separate e distinte. Diverse le premesse, diversa la filosofia che muove le due organizzazioni. Mentre il Comitato Paralimpico opera coerentemente con i criteri dei Giochi Olimpici con gare competitive riservate ai migliori, Special Olympics ovunque nel mondo e ad ogni livello (locale, nazionale ed internazionale), è un Programma educativo, che propone ed organizza allenamenti ed eventi solo per persone con ritardo mentale e PER OGNI LIVELLO DI ABILITÀ. Le manifestazioni sportive sono aperte a tutti e premiano tutti, sulla base di regolamenti internazionali continuamente testati e aggiornati.
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Forse siamo TUTTI
come tanti pezzetti di un puzzle:
ognuno ha la sua
”carenza adattiva”,
ognuno la sua
“capacità adattiva”
che può trovare il modo di colmare
la “carenza” di un altro…

“Per trasformare
il
deserto
in
giardino